Laure Keyruz

IL MIO CUORE HA SETE DI GRANDI CIELI DI PACE

قلبي متعطش لسماوات السلام عظيمة

Nada Skaff

GAZA


Benda i tuoi bambini di Gaza.
Tela di seta selvaggia tessuta dall’epeira dei secoli,
punto croce sul saio di San Porfirio,
velo di polvere sul sogghigno del mondo,
le kefiah* di Hebron ricuciono i corpi smembrati.
O Gaza, striscia stretta dove si espande la dignità
nelle orbite spalancate.
Quelli che furono gassati, o Gaza, lo ricordano,
reincarnati in rami d’ulivi


Panse tes enfants de Gaze.
Toile de soie sauvage tissée par l’épeire des siècles,
point de croix sur l’aube de Saint Porphyre,
voile de poussière sur le rictus du monde,
les keffiehs d’Hébron recousent les corps dépecés,
Ô Gaza, bande étroite où la dignité se dilate
dans les orbites écarquillées.
Ceux qui furent gazés, ô Gaza, s’en souviennent,
réincarnés en rameaux d’oliviers.

*La kefiah (in arabo kūfiyya), in italiano talvolta anche chefiah, è un copricapo tradizionale della cultura araba e mediorientale, specialmente diffuso negli ambienti agricoli.

A HIND* ED AHMED*

Ti vedo, bambino dalle iridi olivastre
arbusto deperito della Samaria
che raddrizza i monconi e sorride
A cosa sorridi, di’?
Alla vita, al cielo?
al pane senza lievito?
Alla pecora senza recinto,
al pastore senza armento?
Ti sento, Hind.
Amore di voce senza cantilena,
mano senza dita,
per contare i battiti prima del silenzio.
Ti sento, Ahmed El Najjar.
Ti ascolto ridere con i tuoi occhi dall’unica primavera.
Chi ha perso la testa?
Il corpo dell’infante o il vecchio continente?
Tronchi cimati,
corpi calcinati.
Ma la dignità sale al cielo,
nuda, splendida, accecante,
e la verità irradia.
Ti vedo, bambino dalle iridi olivastre…
*Hind Rajab, trovata morta a Gaza, la bambina della telefonata che era diventata un simbolo.
*Ahmed el Najjar: il bambino palestinese decapitato durante un attacco dalle bombe israeliane a maggio del 2024
Grazie a “Interno poesia” di aver pubblicato la mia poesia dedicata a Hind Rajab, a Ahmed el Najjar e a tutti i bambini morti durante quest’anno per colpa delle guerre in Palestina, in Libano e nel resto del mondo.

Erika De Bortoli

DISUMANO

Il piede ha schiacciato.
Ha schiacciato la testa,
il ventre, la schiena.
Ha schiacciato la mano,
la lingua, il costato.
E’ prevalso,
ha schiacciato

Dorme tra le palpebre
un mondo socchiuso
di spalle cariche d’affanni.

In me lo riconosco.
sguardo su se stesso,
lento,
sta un dolore.

Rita Tekeyan

GREEN LINE

She works in the West Beirut
She works in the hospital
She lives in the East Beirut
She lives in the capital
Every day she crosses twice
The Green Line she crosses twice
Every day , everyday
On a normal day of war, of war, of war
Nothing is unavoidable
Everything is possible, possible, possible

They started bombing again
Bodies falling down
She just finished her work
Going back home in dawn
On a normal day of war, of war, of war
Nothing is unavoidable
Everything is possible, possible, possible

She had to run
To find a refuge to hide, to hide
She had to run
To find a roof to cry, to cry
She had to run
Over dead bodies on the floor
With fruit and vegetable bags in her hands
Six months fetus in her womb

Fruits and vegetables
Rarity in war (x3)
Absurdity of war (x3)
Irony of life (x3)
Militias in the streets

Iryna Shuvalova

VESPRO

davvero difficile odiare qualcuno alla fine di una lunga giornata
quando la distanza tra il nostro io mattutino e quello serale
si allunga come le ombre degli alberi al confine tra due campi
quando gli ultimi raggi del sole si rompono come lance
sul dorso della grande bestia della notte
mentre striscia da dietro l’orizzonte

in un’ora come questa
è difficile riconoscere una ferita: ferita, non guarire
per dire al tuo cuore: batti come il campanello d’allarme antincendio
per dire al tuo corpo: stringiti in un nodo non lasciarti andare trema

in un’ora come questa è davvero dura
zappare un campo pieno di sassi con una vanga arrugginita
per seminare alla cieca piccoli semi di rabbia nella terra scura
sperando che i semi amari producano un amaro raccolto

perché – lo senti? – è cessato il fruscio degli uccelli nell’oscurità
lo vedi – il raduno degli alberi ai cancelli del crepuscolo
e coloro che ci hanno fatto del male
vagano ancora per i nostri campi senza conoscere le nostre strade
brancolando impotenti nel buio

alla fine ogni ferita è semplicemente un fossato
un solco nel terreno da cui è stata strappata una lunga radice ostinata
un covo da cui hanno stanato una volpe col fumo inseguendola senza requie per campi piovosi
la fenditura scavata da una ruota indifesa su una strada fradicia

presto verranno in suo aiuto il vento la pioggia e l’erba l’erba
la betulla, la bardana, la cicuta, la zampa d’oca, ne cuciranno i lembi irregolari, la terra
con la lingua verde e ruvida
leccherà il pascolo della sua memoria

e così anche noi
dimentichiamo di odiare mentre dormiamo
e semplicemente cresciamo come l’erba
che ricopre la terra
con il nostro fragile appiccicoso
superfluo
Amore

Traduzione dall’ucraino all’inglese Uilleam Blacker, dall’inglese all’italiano Pina Piccolo

Dalal Kandil Yaghi